Donne Saharawi

AL CORAGGIO DEL POPOLO SAHARAWI

Tra i componenti della Youth International Jury al Festival di San Sebastian, Hayetna Sahra una giovane giornalista che nel tentativo di denunciare gli abusi dei territori occupati nel Sahara occidentale, vive ora a Madrid e studia cinema per documentare con le immagini i fatti contemporanei, o Hayat giovane attivista che per combattere le violenze nei campi occupati ha fatto 6 mesi di carcere ed ora studia a San Sebastian regia documentaria con il sostegno delle Ong che lottano per liberare il Sahara occupato e che costantemente è impegnata in Spagna in campagne attive per liberare il campo di  Gdeim Izik  (guarda il suo video denuncia su youtube).

Dentro una esperienza come quella della Giuria Internazionale non avrei mai immaginato di incontrare alcune di queste donne, e invece erano li con noi con la loro grande umiltà e semplicità a raccontare storie raccapriccianti  vissute sulla loro pelle, a sognare con gli occhi delle ragazze di vent’anni il loro futuro come se fosse semplice per loro che partono da una storia così diversa da quella che noi abbiamo. Entrambe con un sorriso spalancato mi raccontavano il loro grande desiderio: “voglio solo studiare, ayudame por favor!” Che ingiustizia vero? Queste donne lottano per cambiare la loro vita, per sopravvivere e fuggire dai campi occupati alla ricerca di un paese che le accolga e sognano di studiare cinema e giornalismo per essere attive e partecipi del loro presente e parte attiva del loro futuro, e noi che ci consumiamo in lotte interne …..inutili affanni di ogni giorno.

Ho incontrato per caso molte donne in questo Festival, donne registe, attiviste per i diritti umani, vittime, studentesse, uno scenario al femminile dagli innumerevoli punti di vista sul mondo….donne tedesche e danesi, olandesi, spagnole, arabe, donne basche, donne dalle mille facce diverse, raccontate nei film che ho visto come il meraviglioso film “La Prenda“ di Jean-Cosme Delaloye (“femminicidio e il narcotraffico sudamericano le attuali storie di désaparicion in america latina) o il meraviglioso film “DIEZ AÑOS Y DIVORCIADA Khadija Al-Salami che ha vinto il Premio del pubblico per aver raccontato con grande veridicità una storia reale (matrimoni infantili in Pakistan).

Ho incontrato tantissime registe, come la stessa Khadjia Al Salami che ha ballato con noi la serata finale….e tante donne basche che mi hanno raccontato le loro storie…una la voglio citare…era una anziana donna, sembrava una Madres de Plaza de Mayo tanto era appassionata a difendere il corso della storia basca e delle vittime che l’anno attraversata, per sua fortuna mi diceva io non ho avuto nessuna perdita ma in nome delle vittime del conflitto basco dobbiamo tener alta la memoria diceva…ognuna di quelle vittime è come un sasso nello stagno, quando affonda lascia intorno a se cerchi concentrici che si allargano sempre più” , sono  loro , le vittime del conflitto che non dobbiamo dimenticare ,che gridano aiuto e che non si spenga il loro grido…e noi siamo qui a raccoglierlo quel grido, in nome di tutte le vittime, di chi affonda nella speranza che si raccolga la loro richiesta di aiuto. A questo serve il cinema di impegno sociale, a far vedere quello che la TV non mostra, ad ampliare la cassa di risonanza perchè si sappia ciò che accade nel mondo e quanti sono ancora i diritti negati e le vittime che pagano con la loro stessa vita ogni giorno per gli abusi che ancora si perpetuano nel mondo, per adesso il mio augurio va alle nostre compagne attiviste saharaui (e alla loro guida che le ha portate fino a San Sebastian, la nostra amica Maria Carrion Direttrice del festival Fisahara) che stanno in Spagna per continuare a studiare e che spero ci verranno a trovare presto a Napoli mentre il cerchio nello stagno si allarga anche per non dimenticare Brahim Saika attivista saharaui morto il 15 Aprile scorso a  seguito delle percosse subite, Brahim Saika, diplomato universitario con un master in sociologia, era uno dei dirigenti del Coordinamento dei disoccupati sahrawi; era stato arrestato il 1 aprile, mentre stava uscendo di casa nella sua città di residenza, Guelmim. Il suo arresto ha avuto luogo, perché tentava di condurre una manifestazione pacifica per attrarre l’attenzione sulla situazione dei disoccupati sahariani. A lui il saluto del Festival del cinema dei diritti Umani che ha conosciuto la sua storia lontano da un campo occupato!

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