Cittadine attive per la parità di genere

Questione Femminile. Parità di genere. Quote Rosa. Queste sono solo alcune delle espressioni incise nell’immaginario mediatico degli ultimi anni tra discorsi politici e sociologici, tra comunicazione pubblicitaria e televisiva. Un dibattito ancora vivo, aperto che passa per un’altra parola che viene rivendicata nelle ultime settimane “autodeterminazione”. Si parla di autodeterminazione della donna in materia di aborto e in materia di prostituzione. Si parla di autodeterminazione femminile, perché ancora oggi, nel 2014, benché esista un diritto costituzionale all’uguaglianza di trattamento tra i sessi (Art. 3 Cost.), nella fattispecie concreta declinata nei vari settori della vita, non esiste uguaglianza tra il mondo femminile e quello maschile e le donne sono costrette a fare ancora battaglie di natura culturale, sociopolitica e di linguaggio per poter cambiare gli stereotipi, i modelli retrò e regressi di una cultura maschilista, ancora dominante nei corridori dei nuovi scenari aziendali, istituzionali, pubblicitari. E allora partono le mobilitazioni, dal basso: donne che si uniscono in movimenti femministi e al femminile, per rivendicare ciò che di diritto spetta a loro.

La data del 13 Febbraio 2011 segnerà un momento importante nella storia moderna e contemporanea della contestazione femminile. In tutte le principali città scenderanno in piazza le donne del movimento SE NON ORA QUANDO? (video) . La risposta delle 230 piazze d’Italia fu “Adesso, Ora!”, un imperativo che dura ancora oggi e si articola e sviluppa su più fronti e su varie questioni tra cui la violenza sulle donne, il femminicidio, il congedo paterno, l’uguaglianza salariale a parità di mansioni, un nuovo welfare che trasformi l’Italia da un Non paese per donne ad un paese per le Donne.

E così che il 13 Febbraio segna la data del risveglio dell’intelligenza collettiva che si connette e fa rete e sistema. Dopo SE NON ORA QUANDO? verrà scelta altra data per celebrare la donna a livello internazionale, e sarà il 14 Febbraio 2013 con ONE BILLION RISING (video) (Italia)

I numeri raccontano: 189 paesi, 70 città italiane un miliardo di persone nel mondo che hanno ballato in un flash mob con il brano scritto dalla stessa Eve Ensler, già autrice de I Monologhi della Vagina. Canzone “Break the chain”, coreografata da Debbie Allen che in molti ricorderanno come la maestra di danza Lydia Grant di Fame (Saranno Famosi – serial tv degli anni’80-’90). È il V-Daygiorno in cui si balla e canta, in modalità virale, contro gli abusi maschili all’inno di we rise per celebrare la giornata di San Valentino con la campagna di mobilitazione internazionale ONE BILLION RISING.

Così le più recenti feste per gli innamorati hanno visto un miliardo di persone in tutto il mondo scendere in piazza per gridare il proprio sdegno. Il Flash Mob di quest’anno è stato dedicato alla Giustizia (1BillionRisingForJustice). A questa data si collega quella del 25 Novembre la giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne e anche per questa ricorrenza, in varie città italiane, si sono organizzate, anche dal basso, performance e flash mob di protesta e di testimonianza.

E ultima, ma non per questo meno importante, l’insurrezione delle donne spagnole, in favore dei diritti sessuali e riproduttivi come dissenso nei confronti della legge del Governo Rajoy che mina il diritto di autodeterminazione femminile. La campagna che ha avuto luogo in tutta Europa il 1° Febbraio, si chiama “YO DECIDO – IO DECIDO” e prende il nome da questo paragrafo ”Perché io decido“ al Congresso dei Deputati della Spagna, che è stato tradotto in sette lingue diverse:

“Porque yo decido, soy libre y vivo en democracia exijo del gobierno, de cualquier gobierno, que promulguen leyes que favorezcan la autonomía moral, preserven la libertad de conciencia y garanticen la pluralidad y diversidad de intereses.

Porque yo decido, soy libre y vivo en democracia exijo que se mantenga la actual Ley de salud sexual y reproductiva y de interrupción voluntaria del embarazo por favorecer la autonomía moral, preservar la libertad de conciencia y garantizar la pluralidad de intereses de todas las mujeres.

Perché io decido, sono libera e vivo in democrazia, esigo dal governo, dal qualsiasi governo, che promulgano leggi che favoriscano l’autonomia morale, preservino la libertà di coscienza e garantiscano la molteplicità e diversità di interessi.

Perché io decido, sono libera e vivo in democrazia, esigo che si mantenga l’attuale legge di salute sessuale e riproduttiva e di interruzione volontaria di gravidanza per favorire l’autonomia morale, preservare la libertà di coscienza e garantire la molteplicità di interessi di tutte le donne.”

Quanto elencato sono tutte tematiche non solo d’attualità ma anche delicate per come scottano sul piano politico e normativo e per come impattano sostanzialmente nella vita quotidiana delle donne. Del ruolo della donna nei vari contesti sociali si è parlato nella due giorni organizzata dalla RAI per festeggiare il suo 60° anniversario, nell’Auditorium del Parco della Musica di Roma. Già nel titolo del convegno l’affermazione che la figura femminile ha già la sua identità e posizionamento dentro la società. “DONNA È”. Varie le aree tematiche affrontate: politica e democrazia, economia e sviluppo, innovazione e scienza, educazione e cultura, media e comunicazione.

Alla vigilia dell’8 Marzo sono ancora tante le questioni da affrontare a livello culturale e normativo tra cui il diritto al lavoro e al pari trattamento, rappresentazione delle donne e cultura paritaria, la tutela dei bambini con diritto alla famiglia e cognome materno, libertà dalla violenza e integrità del corpo (#25nov – #1billionrising), democrazia paritaria e qualità della politica, autodeterminazione e salute riproduttiva (#yodecido). Riforme mancate o da attuare ancora per le quali la strada è ancora lunga e in salita e che ogni 8 Marzo vengono ricordate usando un termine improprio, ovvero “festa”, quando sia per motivi storici che sociali, e non commerciali, l’8 marzo (#8marzo), dovrebbe essere visto solo come una giornata di riflessione sulle tematiche di parità di genere per fare il punto della situazione e per programmare nuove azioni per conseguire gli obiettivi non ancora raggiunti. Un bilancio delle azioni, non solo simboliche, della cittadinanza attiva e delle rappresentanze istituzionali.

(foto e testo di Francesca Ferrara)

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